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Dolore cronico, l’esperto: Mmg poco sensibili al tema.

Tutti gli operatori sanitari e gli studenti in medicina e chirurgia andrebbero educati a riconoscere, valutare e gestire il dolore in modo efficace e in tempi ragionevoli.

«Tutti gli operatori sanitari e gli studenti in medicina e chirurgia andrebbero educati a riconoscere, valutare e gestire il dolore in modo efficace e in tempi ragionevoli».

È questa una delle conclusioni che  Furio Zucco , Coordinatore della Società italiana di cure palliative – Regione Lombardia, trae da PainSTORY, uno studio i cui risultati sono stati pubblicati in questi giorni sullo Scandinavian Journal of Pain e presentati in conferenza stampa ieri a Milano.

L’indagine, condotta in 13 Paesi europei, tra cui l’Italia, su 294 soggetti adulti (72% donne) affetti da dolore cronico di natura non neoplastica, ha, tra le altre cose, evidenziato come, benché l’intensità del dolore riferito dai pazienti fosse elevata, trascorso un anno di osservazione, i farmaci oppioidi forti venissero prescritti solo nel 14% dei casi.

Il segnale che spesso negli operatori sanitari, nonostante la legge 38 recentemente promulgata, manca sensibilità al tema.

«Andrebbero sviluppati e applicati a livello nazionale standard terapeutici minimi, quale patrimonio culturale di tutti gli operatori sanitari» aggiunge Zucco.

«Il contributo dei Medici di famiglia sarebbe fondamentale per creare una rete nella terapia del dolore, ma spesso non sono a conoscenza dei nodi fondamentali della terapia» sottolinea  Vittorio Guardamagna  che si occupa di Terapia del dolore e Cure palliative presso l’Azienda Ospedaliera Salvini di Garbagnate Milanese.

Il risultato è che i pazienti non vengono curati adeguatamente e, come si evince dall’indagine PainSTORY, il 93% continua dopo un anno a riferire un dolore pari o superiore a 4 (il cosiddetto "dolore moderato").

Marco Malagutti da doctor 33 del 16/2/2012.


(n.d.r. by L.G.: il punto non è l'individuazione del punto debole nella medicina generale, quanto far diventare il Dolore, un tema culturale per tutti gli operatori della sanità; in questo campo l'Italia ha accumulato un enorme ritardo, rispetto ad altri paesi occidentali, che stiamo colmando con l'aiuto di tutti.)


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