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Non muoversi uccide il doppio dell’obesità: studio durato 10 anni

I classici 20 minuti al giorno di attività fisica ci salverebbero la vita: la mancanza di esercizio è causa del doppio delle morti rispetto al grasso in eccesso.
di Eva Perasso
 
 
Uno studio su larga scala svolto per 12 anni sulla popolazione europea ha dimostrato come il legame tra obesità, esercizio fisico e morte prematura sia molto stretto: ma per una volta, sul banco degli imputati non vi è per primo il problema dei chili di troppo, bensì la mancanza di esercizio fisico quotidiano. 
Che secondo l’analisi svolta a Cambridge dopo il monitoraggio per un decennio di oltre 300mila pazienti, sarebbe il responsabile del doppio delle morti rispetto a quelle causate dall’obesità.

I rischi del mancato esercizio
Il legame tra sedentarietà e rischio di malattie che possano portare alla morte precoce non è certo nuovo: la mancanza di esercizio, anche blando come la passeggiata quotidiana, è in cima alla lista delle cause di morte precoce, ma è stato più volte collegato anche all’incidenza del cancro e all’innalzarsi del rischio di problemi di cuore di vario tipo. 
L’inattività poi, porta anche a un innalzamento spesso pericoloso dell’indice di massa corporea, quel numero ricavato dal rapporto tra chilogrammi di peso e altezza, che racconta almeno all’apparenza lo stato della forma fisica e misura l’eventuale grado di sovrappeso o di obesità di basso o alto livello.
 
 Usati i dati dello studio EPIC
Ma lo studio dell’ateneo di Cambridge è andato oltre e ha provato a collegare obesità, inattività fisica e morte prematura, analizzando i dati di circa 335mila persone, uomini e donne abitanti nell’Unione Europea, che partecipavano alla ricerca EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), a cui anche l’Italia ha aderito, e che per molti anni ha indagato sul rapporto tra dieta e salute della popolazione, analizzando i fattori ambientali, gli stili di vita, la dieta, per capirne il rapporto con l’incidenza dei tumori di vario genere. 
Per 12 anni i partecipanti sono stati monitorati, pesati, controllati clinicamente ed è stato misurato il loro girovita, il segnale più indicativo (ancor più del peso corporeo totale) della forma fisica di una persona. I ricercatori hanno potuto, usando i dati di questa ricerca, classificare i partecipanti a seconda della loro attività fisica: nulla, moderata, attiva.

Fino al 30 per cento di rischio maggiore di malattie tra i sedentari
La vera e grande differenza di rischio di incorrere in patologie e morte prematura era quella tra il gruppo dei sedentari totali, che oltre ad avere attività professionali di scarso movimento non svolgevano alcun esercizio fisico fuori da casa e dal lavoro, e quello degli attivi moderati, ovvero coloro i quali riuscivano almeno per 20 minuti al giorno a passeggiare o muoversi ed esercitarsi, tanto da consumare almeno tra le 90 e le 110 calorie al dì. 
I componenti del gruppo dei sedentari denunciavano secondo la ricerca un rischio di morte prematura superiore dal 16 al 30 per cento rispetto a chi si muoveva seppur senza svolgere attività di forte impatto aerobico. 
Genericamente comunque solo un quarto del campione europeo veniva classificato nella categoria dei totalmente inattivi.

Venti minuti, ma anche di più: inserire lo sport nella routine quotidiana
«È un messaggio semplice – racconta il professor Ulf Ekelund di Cambridge, tra gli autori dello studio – basta un piccolo tempo di attività fisica quotidiana per dare benefici fisici sostanziali a chi è inattivo. 
Anche se abbiamo scoperto che sono sufficienti anche solo 20 minuti per fare la differenza, dovremmo però cercare di fare di più perché l’attività fisica fa bene e dovrebbe rivestire un ruolo fondamentale nelle nostre vite quotidiane». 
E per motivare ancor più l’invito a muoversi ogni giorno, ecco i dati che l’università di Cambridge ha portato a corredo dello studio: in Europa dei 9,2 milioni di persone morte circa 337mila sono collegabili a problemi legati all’obesità, mentre il numero sale a 676mila quando si parla di persone inattive fisicamente, ovvero il doppio.

15 gennaio 2015 |
di Eva Perasso corriere della sera.
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