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Rischio dieting per colpa del fai da te

Gli esperti riuniti al XXII Congresso nazionale dell'Associazione nazionale dietisti (Andid), in corso a Milano da oggi al 22 maggio,un allarme sugli effetti negativi di diete troppo restrittive, spesso originate da iniziative "fai-da-te"

di Simona Zazzetta



L'uso scorretto di diete con regimi particolarmente restrittivi, adottate per brevi periodi con l'obiettivo di perdere più peso possibile, rischia di instaurare circoli viziosi per cui il paziente si sente in obbligo di stare perennemente a dieta. Questo fenomeno viene chiamato dieting, per definire una vera e proprio sindrome di dipendenza, dovuta al fatto che si perde peso con una dieta restrittiva, ma se ne riprende (e anche più) durante la fase di "disinibizione", condizione che spinge a riprendere le restrizioni. L'allarme proviene dagli esperti riuniti al XXII Congresso nazionale dell'Associazione nazionale dietisti (Andid), che mettono in guardia su alcune categorie in particolare: il 70% delle ragazze è a dieta, ma non sempre la segue in modo corretto rischiando di trasformare un leggero sovrappeso in livelli di peso più gravi e contribuendo ad incrementare i casi di obesità.«Il dieting è la tendenza a sentirsi costantemente in obbligo di stare a dieta» spiega Giovanna Cecchetto, presidente Andid «spesso frutto del fai-da-te, senza buon senso, che porta a diete iniziate e mai finite, incostanti e mal strutturate, che creano la sindrome da yo-yo, conseguente ai periodi di dieta severa alternati a un'alimentazione disordinata e al consumo incontrollato dei cibi più graditi e golosi e dei cosiddetti junk-food e causa numero uno della dipendenza. La dieta drastica è basata sulla rinuncia e sulla classificazione dei cibi in "permessi" e "proibiti". In quanto tale è sopportabile per poco tempo. Spesso, infatti, la rinuncia si espande a un'ampia gamma di alimenti necessari (quali ad esempio il pane e la pasta) e il risultato è quello di affamarsi». Gli esperti convengono sul fatto che molto spesso da questo eccessivo rigore dipende la voglia incontrollata dei cibi più temuti e ansiogeni, e la difficoltà a controllarne la quantità, motivo per cui si tende a introdurre il concetto di porzioni e non di grammi e di frequenza di consumo, anziché di esitamento di certi alimenti e puntare sul lungo termine per acquisire capacità di gestire voglie, tentazioni e situazioni difficili, come occasioni sociali e impegni di lavoro, con consapevolezza e strategie vincenti e semplici da attuare nella quotidianità. «Non si deve togliere, piuttosto inserire nella dieta alimenti in modo corretto, equilibrato e vario» afferma Ambra Morelli, responsabile Andid Lombardia e dietista alla clinica San Carlo di Paderno Dugnano (Milano) «Non si deve ovviamente mangiare tutto insieme, ma saper scegliere come alimentarsi senza escludere nulla. Le diete del divieto a schema rigido e austero sono fallite e non hanno più senso. Non ci sono alimenti che fanno male, si deve saper scegliere con libertà cosa mangiare con più frequenza. Questa è sicuramente una dieta piacevole, attenta al lato emotivo perché dà gratificazione e il piacere del cibo».

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